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m. for mirror

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Al mattino vado a correre al parco dietro casa e mi succede questa cosa strana di pensare mentre corro e, tante volte, di prendere delle decisioni importanti. Non so se sia proprio l’atto della corsa a farmi bene o soltanto l’estraniarmi da tutto per un’oretta scarsa. E’ come pensare a tutto e a niente nello stesso istante.
Correre rende importanti gli istanti. Ti da la sensazione di attraversare velocemente la tua vita e, un istante dopo, lasciartela alle spalle. 
Così ieri mattina, mentre correvo mi sei venuto in mente tu e la tua telefonata che conteneva ancora tante parole e tanti insieme che non hanno più motivo di esistere. Ho pensato che sono stanca di dar peso ad ogni cosa come se fosse un macigno, di vivere sentendomi “speciale” solo per i miei mille problemi. 
Mi sono messa a pensare a quanto sia stato facile illudermi che un giorno le cose sarebbero andate diversamente, alle possibilità che concedo sempre e solo agli altri e mai a me stessa. 
C’è che ogni tanto vorrei essere stanca come alla fine di una corsa. Ma mi vorrei stancare di quella stanchezza attiva che cambiare le cose e ti fa dire “Ora si fa come dico io o niente” .
Conosco un’unica definizione della parola insieme. Ne esistono tantissime altre, però per me Insieme vuol dire io e te. Insieme è una parola forte che, solo a dirla, ci vuole forza e convinzione.
Ieri, mentre finivo di correre, all’uscita del parco ho visto la statua di questa foto qui in alto. Ogni mattina sembra sempre come se la vedessi per la prima volta.
Come sempre l’ho fissata per un po’ e, mentre ti pensavo ancora andavo via.
Momenti che ti insegnano ad accettare che ci sono cose create per stare insieme ed altre invece no. Come noi due.

Al mattino vado a correre al parco dietro casa e mi succede questa cosa strana di pensare mentre corro e, tante volte, di prendere delle decisioni importanti. Non so se sia proprio l’atto della corsa a farmi bene o soltanto l’estraniarmi da tutto per un’oretta scarsa. E’ come pensare a tutto e a niente nello stesso istante.

Correre rende importanti gli istanti. Ti da la sensazione di attraversare velocemente la tua vita e, un istante dopo, lasciartela alle spalle.

Così ieri mattina, mentre correvo mi sei venuto in mente tu e la tua telefonata che conteneva ancora tante parole e tanti insieme che non hanno più motivo di esistere. Ho pensato che sono stanca di dar peso ad ogni cosa come se fosse un macigno, di vivere sentendomi “speciale” solo per i miei mille problemi.

Mi sono messa a pensare a quanto sia stato facile illudermi che un giorno le cose sarebbero andate diversamente, alle possibilità che concedo sempre e solo agli altri e mai a me stessa.

C’è che ogni tanto vorrei essere stanca come alla fine di una corsa. Ma mi vorrei stancare di quella stanchezza attiva che cambiare le cose e ti fa dire “Ora si fa come dico io o niente” .

Conosco un’unica definizione della parola insieme. Ne esistono tantissime altre, però per me Insieme vuol dire io e te. Insieme è una parola forte che, solo a dirla, ci vuole forza e convinzione.

Ieri, mentre finivo di correre, all’uscita del parco ho visto la statua di questa foto qui in alto. Ogni mattina sembra sempre come se la vedessi per la prima volta.

Come sempre l’ho fissata per un po’ e, mentre ti pensavo ancora andavo via.

Momenti che ti insegnano ad accettare che ci sono cose create per stare insieme ed altre invece no. Come noi due.

Oggi il cielo era Azzurro-Arancione, quel color “sole-di-ottobre” che ti mette la quiete addosso. Mi sono messa a guardare in su come quando senti il rumore assordante di un aereo che sta atterrando e d’istinto lo cerchi sulla tua testa ma non lo vedi mai perchè ormai non è più in cielo. Lo cercavo il sole, oggi. Lui era sicuramente lì ma non si faceva trovare. Perchè il sole di ottobre non è protagonista come quello di luglio. Al sole di ottobre non importa affatto essere protagonista. Lui può esserci o no, nessuno si aspetta la sua presenza e talvolta quando c’è non si fa notare. Ti mette addosso il buon umore con una giornata arancione dopo quella precedente che era stata grigia e prima di quella successiva che magari sarà bagnata. Lui è libero. Lui è libero come quei sentimenti che non sai di provare eppure ci sono dopo il buio e prima del buio. 
Ho pensato che questa cosa dell’aereo e del sole di ottobre sono un pò come sei stato tu, mister-mi-piaci-ma-non-ho-tempo.
Ti volevo ma ti respingevo. Ti guardavo ma poi mi fingevo distratta. Aspettavo una tua chiamata eppure poi non ti rispondevo. Mi facevi sorridere mentre pensavo tu mi infastidissi. Qualsiasi cosa tu facessi era un pò come il rumore degli aerei nel bel mezzo del silenzio e anche un pò come il sole di ottobre nel bel mezzo di una settimana grigia. 
Ti aspettavo o no, mi piacevi o no, tu c’eri. Tu non solo c’eri ma avevi i miei occhi anche se non ti facevi vedere: come l’aereo. Mi mettevi il buon umore anche se non lo facevi apposta: come il sole di ottobre. 
Stasera scrivo di te anche se sono a pezzi e ti penso anche se ho la testa stanca perchè forse è vero: non importa quanto durino e che intensità abbiano e quanto vicine al tuo ideale di sentimento siano. Sono le emozioni nobili, quelle che sanno rapirti e scoppiarti nel cuore di sottecchi, le uniche in grado di riportarti in vita sul serio. Quelle che non ti aspetti, quelle che non pretendono, quelle che non ricordi. Quelle che ci sono e tu alzi la testa, sorridi e in un attimo il resto non conta.

Oggi il cielo era Azzurro-Arancione, quel color “sole-di-ottobre” che ti mette la quiete addosso. Mi sono messa a guardare in su come quando senti il rumore assordante di un aereo che sta atterrando e d’istinto lo cerchi sulla tua testa ma non lo vedi mai perchè ormai non è più in cielo. Lo cercavo il sole, oggi. Lui era sicuramente lì ma non si faceva trovare. Perchè il sole di ottobre non è protagonista come quello di luglio. Al sole di ottobre non importa affatto essere protagonista. Lui può esserci o no, nessuno si aspetta la sua presenza e talvolta quando c’è non si fa notare. Ti mette addosso il buon umore con una giornata arancione dopo quella precedente che era stata grigia e prima di quella successiva che magari sarà bagnata. Lui è libero. Lui è libero come quei sentimenti che non sai di provare eppure ci sono dopo il buio e prima del buio. 

Ho pensato che questa cosa dell’aereo e del sole di ottobre sono un pò come sei stato tu, mister-mi-piaci-ma-non-ho-tempo.

Ti volevo ma ti respingevo. Ti guardavo ma poi mi fingevo distratta. Aspettavo una tua chiamata eppure poi non ti rispondevo. Mi facevi sorridere mentre pensavo tu mi infastidissi. Qualsiasi cosa tu facessi era un pò come il rumore degli aerei nel bel mezzo del silenzio e anche un pò come il sole di ottobre nel bel mezzo di una settimana grigia. 

Ti aspettavo o no, mi piacevi o no, tu c’eri. Tu non solo c’eri ma avevi i miei occhi anche se non ti facevi vedere: come l’aereo. Mi mettevi il buon umore anche se non lo facevi apposta: come il sole di ottobre. 

Stasera scrivo di te anche se sono a pezzi e ti penso anche se ho la testa stanca perchè forse è vero: non importa quanto durino e che intensità abbiano e quanto vicine al tuo ideale di sentimento siano. Sono le emozioni nobili, quelle che sanno rapirti e scoppiarti nel cuore di sottecchi, le uniche in grado di riportarti in vita sul serio. Quelle che non ti aspetti, quelle che non pretendono, quelle che non ricordi. Quelle che ci sono e tu alzi la testa, sorridi e in un attimo il resto non conta.

Mi sentirò sempre un’adolescente quando ritornerai, anche solo per cinque minuti, anche senza parlarmi e senza stringermi. Quando mi telefonerai per dirmi che sei a Milano e che vuoi vedermi e io inizierò a sentirmi prigioniera di una città da cui vorrei fuggire e che, allo stesso tempo, vorrei fosse solo nostra. La tua imperfezione cronica mi sembrerà sempre una perfezione fatta di errori studiati e ti amerò come se fosse il primo giorno, come se il mio amore fosse ancora puro e nella mia mente non ci fosse nessun ricordo negativo. 
Ti amo da un sempre che è l’istante esatto in cui la tua vita ha travolto la mia senza nè il mio nè il tuo consenso. Ti amo anche adesso che non ho nessun motivo per farlo e non ha nessun senso scrivertelo ma le mie mani picchiano i tasti di questo computer senza la mia approvazione e tu sei chissà quanto lontano da qui e da me. Ti amo di un amore che potrebbe prescindere da quello che tu non sei e non hai per starmi accanto. Di un amore che si triplicherebbe se solo tu riuscissi a tendermi la tua mano. Ti amo anche se sto andando via, adesso mentre ho ancora troppa paura di quel momento della giornata in cui all’improvviso mi metto a pensare a te, a dove sarai e a quanto sarebbe bello se fosse tutto normale tra noi. 
Ti amo anche adesso che ho paura che, andando via in modo consapevole, sto etichettando come finita la nostra storia infinita. Non posso smettere di amarti ma ho bisogno di iniziare a provarci, di credere che sia possibile un giorno senza il senso di te.
Quindi vado via, amandoti.

Mi sentirò sempre un’adolescente quando ritornerai, anche solo per cinque minuti, anche senza parlarmi e senza stringermi. Quando mi telefonerai per dirmi che sei a Milano e che vuoi vedermi e io inizierò a sentirmi prigioniera di una città da cui vorrei fuggire e che, allo stesso tempo, vorrei fosse solo nostra. La tua imperfezione cronica mi sembrerà sempre una perfezione fatta di errori studiati e ti amerò come se fosse il primo giorno, come se il mio amore fosse ancora puro e nella mia mente non ci fosse nessun ricordo negativo.

Ti amo da un sempre che è l’istante esatto in cui la tua vita ha travolto la mia senza nè il mio nè il tuo consenso. Ti amo anche adesso che non ho nessun motivo per farlo e non ha nessun senso scrivertelo ma le mie mani picchiano i tasti di questo computer senza la mia approvazione e tu sei chissà quanto lontano da qui e da me. Ti amo di un amore che potrebbe prescindere da quello che tu non sei e non hai per starmi accanto. Di un amore che si triplicherebbe se solo tu riuscissi a tendermi la tua mano. Ti amo anche se sto andando via, adesso mentre ho ancora troppa paura di quel momento della giornata in cui all’improvviso mi metto a pensare a te, a dove sarai e a quanto sarebbe bello se fosse tutto normale tra noi.

Ti amo anche adesso che ho paura che, andando via in modo consapevole, sto etichettando come finita la nostra storia infinita. Non posso smettere di amarti ma ho bisogno di iniziare a provarci, di credere che sia possibile un giorno senza il senso di te.

Quindi vado via, amandoti.

Ciò che distingue un uomo da un animale, anche quando la morfologia fisica sembra destare sospetti, è il dono della parola, la comunicazione. I rapporti interpersonali su cui si basa la vita di ogni essere umano, si collocano sulla scala gerarchica dell’importanza anche - e soprattutto - in virtù del grado di correlazione con la persona in questione. 
Un rapporto tra due persone differisce da un rapporto tra due animali perchè due mucche, per esempio, possono limitarsi a convivere nella stessa stalla senza proferirsi parola, senza manifestare eventuali insofferenze, senza farsi promesse e senza dirsi bugie. 
Per alcuni rapporti umani vale la regola del “meno parliamo meno litighiamo”, per altri vale il discorso inverso. In generale, uno scambio di idee attivo, mette sempre e comunque a dura prova la resistenza al diverbio. 
Si usano le parole per riempire i pranzi di lavoro, le telefonate, le aspettative. Un mucchio di parole spesso significa una promessa che non verrà mantenuta e che, nel lungo periodo, si trasforma in una bugia da inventare per sfuggire alle responsabilità.
Se è vero che ad ogni rinuncia corrisponde una contropartita, per quale motivo ad una promessa non mantenuta può corrispondere una bugia che inganna il senso di responsabilità?
Mi misi a pensare alle bugie, a quel mucchio di parole che ci si inventa per fuggire dalle conseguenze delle disattenzioni nei confronti delle promesse, per evitare di finire alla ghigliottina quando abbiamo commesso un errore.
Spesso una prima bugia rappresenta solo genesi di un processo che, inevitabilmente, diventa la normalità. Mentire la prima volta vuol dire aprire la porta del limbo dei rapporti finti e, in certi casi, vuol dire non tornare più indietro.
Se la nostra genetica ci ha favoriti agli animali regalandoci il dono della parola, per quale motivo, quando si commette un errore, si preferiscono le bugie ad un respiro profondo, poche lettere e molta umiltà?
Per quale motivo quando si sbaglia è così difficile pronunciare la parola “scusa” ?

Ciò che distingue un uomo da un animale, anche quando la morfologia fisica sembra destare sospetti, è il dono della parola, la comunicazione. I rapporti interpersonali su cui si basa la vita di ogni essere umano, si collocano sulla scala gerarchica dell’importanza anche - e soprattutto - in virtù del grado di correlazione con la persona in questione. 

Un rapporto tra due persone differisce da un rapporto tra due animali perchè due mucche, per esempio, possono limitarsi a convivere nella stessa stalla senza proferirsi parola, senza manifestare eventuali insofferenze, senza farsi promesse e senza dirsi bugie. 

Per alcuni rapporti umani vale la regola del “meno parliamo meno litighiamo”, per altri vale il discorso inverso. In generale, uno scambio di idee attivo, mette sempre e comunque a dura prova la resistenza al diverbio. 

Si usano le parole per riempire i pranzi di lavoro, le telefonate, le aspettative. Un mucchio di parole spesso significa una promessa che non verrà mantenuta e che, nel lungo periodo, si trasforma in una bugia da inventare per sfuggire alle responsabilità.

Se è vero che ad ogni rinuncia corrisponde una contropartita, per quale motivo ad una promessa non mantenuta può corrispondere una bugia che inganna il senso di responsabilità?

Mi misi a pensare alle bugie, a quel mucchio di parole che ci si inventa per fuggire dalle conseguenze delle disattenzioni nei confronti delle promesse, per evitare di finire alla ghigliottina quando abbiamo commesso un errore.

Spesso una prima bugia rappresenta solo genesi di un processo che, inevitabilmente, diventa la normalità. Mentire la prima volta vuol dire aprire la porta del limbo dei rapporti finti e, in certi casi, vuol dire non tornare più indietro.

Se la nostra genetica ci ha favoriti agli animali regalandoci il dono della parola, per quale motivo, quando si commette un errore, si preferiscono le bugie ad un respiro profondo, poche lettere e molta umiltà?

Per quale motivo quando si sbaglia è così difficile pronunciare la parola “scusa” ?

Ti innamori di una persona e senza che tu lo voglia il tuo corpo e la tua mente iniziano a collaborare a favore della speranza. Ogni essere umano, anche il più cinico, nutre un bisogno disperato di sentirsi amato. Spesso dichiara di non volersi legare semplicemente perchè ha paura, poi, di non riuscire a slegarsi. Quando trascorri del tempo con qualcuno che ami, senza che tu lo voglia la tua testa inizia a proiettarti in là con il tempo. Non è una proiezione di un sogno che non sapevi di aver fatto, si tratta della proiezione delle tue speranze. Speri che quella sensazione di benessere improvviso diventi la tua routine, che lui in mezzo alla gente riconosca sempre il tuo odore, che prenda le tue mani e non le lasci mai. Quando due persone che smettono di stare insieme spezzano i loro legami fisici, succede che uno dei due si sforzi di soffocare le sue speranze e che l’altro se ne sforzi un pò meno. Nonostante sembri il macigno più grosso da disperdere nel burrone del “ricominciare” , la parte più dolorosa non è l’attuazione della tabula rasa ma l’accettazione dell’assenza dei sentimenti. Forse quando un rapporto finisce la cosa più difficile non è tanto quella di liberarsi del proprio amore, il dolore più grande è quello che  senti nel cuore quando realizzi che è lui a non amare te. Passerà il dolore, passeranno le lacrime e passeranno anche le notti con il cellulare tra le mani sperando in una sua chiamata che non arriverà. Ma quel dolore, quella maledetta consapevolezza di doverti arrendere alla sua mancanza di amore resterà indelebile. 


Avevo sperato con tutta me stessa che lui fosse quello giusto ma purtroppo le persone non diventano giuste perchè noi lo vogliamo. In fondo non mi erano mai piaciute le scenate, le scritte sui muri e le canzoni d’amore. Non mi importava di messaggi, lettere e dei San Valentino. Volevo solo che lui mi prendesse le mani e mi dicesse “Tutto passa ma noi no” . Ora sapevo che non sarebbe mai successo e sapevo anche che non possiamo costringere le persone ad amarci solo perchè noi le amiamo. Che si costruiscono le case, i castelli, i sogni. Ma l’amore non è fatto di pietre e speranze. L’amore o c’è o non c’è.

Ti innamori di una persona e senza che tu lo voglia il tuo corpo e la tua mente iniziano a collaborare a favore della speranza. Ogni essere umano, anche il più cinico, nutre un bisogno disperato di sentirsi amato. Spesso dichiara di non volersi legare semplicemente perchè ha paura, poi, di non riuscire a slegarsi. Quando trascorri del tempo con qualcuno che ami, senza che tu lo voglia la tua testa inizia a proiettarti in là con il tempo. Non è una proiezione di un sogno che non sapevi di aver fatto, si tratta della proiezione delle tue speranze. Speri che quella sensazione di benessere improvviso diventi la tua routine, che lui in mezzo alla gente riconosca sempre il tuo odore, che prenda le tue mani e non le lasci mai. Quando due persone che smettono di stare insieme spezzano i loro legami fisici, succede che uno dei due si sforzi di soffocare le sue speranze e che l’altro se ne sforzi un pò meno. Nonostante sembri il macigno più grosso da disperdere nel burrone del “ricominciare” , la parte più dolorosa non è l’attuazione della tabula rasa ma l’accettazione dell’assenza dei sentimenti. Forse quando un rapporto finisce la cosa più difficile non è tanto quella di liberarsi del proprio amore, il dolore più grande è quello che  senti nel cuore quando realizzi che è lui a non amare te. Passerà il dolore, passeranno le lacrime e passeranno anche le notti con il cellulare tra le mani sperando in una sua chiamata che non arriverà. Ma quel dolore, quella maledetta consapevolezza di doverti arrendere alla sua mancanza di amore resterà indelebile. 


Avevo sperato con tutta me stessa che lui fosse quello giusto ma purtroppo le persone non diventano giuste perchè noi lo vogliamo. In fondo non mi erano mai piaciute le scenate, le scritte sui muri e le canzoni d’amore. Non mi importava di messaggi, lettere e dei San Valentino. Volevo solo che lui mi prendesse le mani e mi dicesse “Tutto passa ma noi no” . Ora sapevo che non sarebbe mai successo e sapevo anche che non possiamo costringere le persone ad amarci solo perchè noi le amiamo. Che si costruiscono le case, i castelli, i sogni. Ma l’amore non è fatto di pietre e speranze. L’amore o c’è o non c’è.

Nº. 1 of  2