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m. for mirror

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Ti rimetti a dieta, ti depili, compri biancheria intima, vai a correre al parco al mattino, compri rossetti come fossero bottiglie di acqua naturale. Non piangi più, cambi colore di capelli, inizi ad accettare le richieste di amicizia su Facebook e a trattenerti in chat a fare l’oca. In modalità Tacco-Daily attraversi in lungo e in largo le strade della città con una chioma fluente come al primo lavaggio. Ti senti invincibile, sorridi ai sorrisi e ricambi gli sguardi e ti accorgi se qualcuno ti guarda il culo. Il processo di rinascita ti sembra avviato.
Poi, invece, arriva un colpo di vento e mette fine alla tua breve carriera da Marylin Monroe: mentre corri una mattina le tue orecchie si imbattono nella vostra canzone.  Eppure eri certa di averle cancellate tutte - quelle maledette canzoni - durante le ultime pulizie ai fini della tua rinascita e, in ogni caso, eri convinta non potessero più espugnare la tua tranquillità. Eppure rieccoti la vecchia deficiente di sempre, per niente.
Per quale motivo anche la storia più chiusa del mondo può tornare a scuoterci come se non avessimo mai provato a ricominciare?
Perchè un giorno che doveva essere un gradino in più verso la tua rinascita, per una sciocchezza diventa una caduta rovinosa all’indietro? Perchè alla prima occasione la tua mente non perde l’occasione di rimettersi a pensare a tutto ciò per cui, da donna distrutta, stavi cercando di trasformarti in una donna nuova?E’ possibile che una storia chiusa possa rappresentare ancora un termine di paragone?
Anche l’uomo più crudele del mondo, quello che è stato in grado di ridurre te e il tuo cuore in brandelli, sebbene meriti la rimozione dalla tua memoria, diventerà sempre e comunque un esempio per tutti quelli che verranno dopo di lui. Magari un esempio da non seguire ma pur sempre un esempio.
Incontrerai la sua fotocopia, quello totalmente diverso da lui, quello che è più maturo, quello con i suoi occhi, quello più affascinante e quello più bello ma meno interessante. Ogni essere umano di genere maschile che sarà in grado di catturare la tua attenzione, inevitabilmente, passerà davanti ad una sorta di commissione immaginaria nel tuo cervello che giudicherà quant’è uguale e quant’è diverso dall’uomo che ti ha spezzato il cuore.
Non è colpa della povera canzone nell’Ipod, non basta prosciugare il conto in creme anti cellulite, alienarsi in ore di tapis roulant, forzare senza successo un sex appeal che non esiste. Il problema è che quando una storia finisce non si è mai feriti e pronti abbastanza per smettere di volere esattamente l’uomo con cui abbiamo appena chiuso. Anche quello che è stato il più sbagliato ci sembrerà sempre il nostro ideale e la verità è che non c’è niente di volontario che possa cambiare le cose. 
La sola cosa che può redimerci sul serio è imbattersi per caso nel sorriso giusto, in un nuovo uomo sbagliato per cui perder la testa, che liberi una famiglia numerosa di farfalle nel nostro stomaco e che, magari, ci faccia sentire benissimo e malissimo a intermittenza.
Nel frattempo, mi raccomando, non smettere di depilarti, continua a sorridere, non interrompere la dieta e corri al parco al mattino possibilmente non in pigiama. Magari lo incontri lì, non si sa mai.

Ti rimetti a dieta, ti depili, compri biancheria intima, vai a correre al parco al mattino, compri rossetti come fossero bottiglie di acqua naturale. Non piangi più, cambi colore di capelli, inizi ad accettare le richieste di amicizia su Facebook e a trattenerti in chat a fare l’oca. In modalità Tacco-Daily attraversi in lungo e in largo le strade della città con una chioma fluente come al primo lavaggio. Ti senti invincibile, sorridi ai sorrisi e ricambi gli sguardi e ti accorgi se qualcuno ti guarda il culo. Il processo di rinascita ti sembra avviato.

Poi, invece, arriva un colpo di vento e mette fine alla tua breve carriera da Marylin Monroe: mentre corri una mattina le tue orecchie si imbattono nella vostra canzone.  Eppure eri certa di averle cancellate tutte - quelle maledette canzoni - durante le ultime pulizie ai fini della tua rinascita e, in ogni caso, eri convinta non potessero più espugnare la tua tranquillità. Eppure rieccoti la vecchia deficiente di sempre, per niente.

Per quale motivo anche la storia più chiusa del mondo può tornare a scuoterci come se non avessimo mai provato a ricominciare?

Perchè un giorno che doveva essere un gradino in più verso la tua rinascita, per una sciocchezza diventa una caduta rovinosa all’indietro? Perchè alla prima occasione la tua mente non perde l’occasione di rimettersi a pensare a tutto ciò per cui, da donna distrutta, stavi cercando di trasformarti in una donna nuova?E’ possibile che una storia chiusa possa rappresentare ancora un termine di paragone?

Anche l’uomo più crudele del mondo, quello che è stato in grado di ridurre te e il tuo cuore in brandelli, sebbene meriti la rimozione dalla tua memoria, diventerà sempre e comunque un esempio per tutti quelli che verranno dopo di lui. Magari un esempio da non seguire ma pur sempre un esempio.

Incontrerai la sua fotocopia, quello totalmente diverso da lui, quello che è più maturo, quello con i suoi occhi, quello più affascinante e quello più bello ma meno interessante. Ogni essere umano di genere maschile che sarà in grado di catturare la tua attenzione, inevitabilmente, passerà davanti ad una sorta di commissione immaginaria nel tuo cervello che giudicherà quant’è uguale e quant’è diverso dall’uomo che ti ha spezzato il cuore.

Non è colpa della povera canzone nell’Ipod, non basta prosciugare il conto in creme anti cellulite, alienarsi in ore di tapis roulant, forzare senza successo un sex appeal che non esiste. Il problema è che quando una storia finisce non si è mai feriti e pronti abbastanza per smettere di volere esattamente l’uomo con cui abbiamo appena chiuso. Anche quello che è stato il più sbagliato ci sembrerà sempre il nostro ideale e la verità è che non c’è niente di volontario che possa cambiare le cose. 

La sola cosa che può redimerci sul serio è imbattersi per caso nel sorriso giusto, in un nuovo uomo sbagliato per cui perder la testa, che liberi una famiglia numerosa di farfalle nel nostro stomaco e che, magari, ci faccia sentire benissimo e malissimo a intermittenza.

Nel frattempo, mi raccomando, non smettere di depilarti, continua a sorridere, non interrompere la dieta e corri al parco al mattino possibilmente non in pigiama. Magari lo incontri lì, non si sa mai.

Così una sera, dopo il lavoro, decisi di uscire con Mister ho-tutte-le-carte-in-regola. 
Procediamo per gradi: così come in tutte le cose, anche quando sei appena uscita da una relazione o, più semplicemente, quando sei single, il tuo stato psicofisico viaggia attraverso diverse fasi. 
Il progresso e il regresso purtroppo dipendono da un unico fattore: la volontà. La redenzione o la morte completa, infatti, scaturiscono da un processo di forzatura che ogni donna con un briciolo di amor proprio dovrebbe attuare sulla propria persona. In altre parole: bisognerebbe che ognuna di noi diventasse la stalker di se stessa costringendosi a contatti con l’esterno, vita sociale e, per qualcuna più spregiudicata e decisa a voltare pagina, ad una vita sessuale accettabile.
Esistono donne che pur di non assistere al decesso dei propri ormoni si cimentano in vere e proprie riesumazioni di morti viventi: un ex con una fidanzata a carico o con 5\6 kg di sovrappeso localizzati sull’addome, un compagno sfigato di liceo, un adolescente conosciuto ad una serata erasmus o un collega di lavoro divorziato. Chiunque respiri diventa appetibile, interessante e, per dirla con virilità, scopabile.
Avevo riflettuto a lungo sulla mia condizione psico-fisico-ormonale dopo la mia ennesima rottura con LUI e mi ero resa conto ancora una volta di quanto fossi anomala rispetto alle altre donne in preda a delusioni amorose. Non nutrivo interesse nel localizzare testosterone attivo nei dintorni e, quel che era peggio, mi rifiutavo di creare situazioni che potessero risollevare la mia condizione. Mi dichiaravo insoddisfatta della mia vita sessuale e sentimentale ma, allo stesso tempo, non muovevo nemmeno una falange per cambiare la situazione. Eppure senza che io me ne accorgessi, qualcosa accadde.
Così una sera, dopo il lavoro decisi di uscire con mister ho-tutte-le-carte-in-regola.
Erano mesi che declinavo i suoi inviti dandomi malata, moriente e all’estero per lavoro o lutti familiari. Era sempre stato molto gentile e, per un breve periodo, mi era sembrato anche molto attraente. Per me non era uno di quelli per cui non dormirci la notte ma, stando a quello che si era sempre detto di lui in giro, ero l’unica a trattare con approssimazione l’idea di un appuntamento che ci vedesse tèt-a-tèt. Probabilmente anche per farmi pasionaria di tutte le altre sfigate in amore, decisi di cedere.
La primavera aveva ormai guarito i miei ormoni in malattia terminale, la serenità aveva riempito del suo profumo le mie giornate e così mi ritrovai seduta su una panchina a concedere una possibilità a Mister-ho-tutte-le-carte-in-regola.
Lo ascoltavo mentre, con sterile spavalderia, parlava del suo lavoro, dei suoi viaggi e del suo hobby per la palestra. Mi raccontava che vivere da solo gli era servito per imparare a cucinare, che dall’ultima volta che mi aveva vista ero diventata ancora più bella, che ormai non ci sperava più in quell’appuntamento.
Davanti ai miei occhi, in meno di quaranta minuti, il ragazzo palestrato-perfetto-sulla-carta, era diventato la personificazione della noia discesa in quello che, prima di quel momento, era stato semplicemente un giovedì come un altro. La cosa peggiore non era tanto il fatto che il mio prurito nelle parti basse si fosse improvvisamente arrestato, quanto che tutto ciò che lui era, in fin dei conti, sarebbe stato perfetto per tutto il resto del mondo. Per tutto il resto del mondo meno che per me, ovvio.
Cercavo un modo per congedarlo, lamentavo stanchezza cronica e spossatezza dovuta al cambio di temperatura. Guardavo l’orologio e, mentre lui fingeva che nessuno sbadiglio stesse spalancando le mie fauci continuamente, io non potevo fare a meno di chiedermi: cosa diavolo speravo di ottenere da un appuntamento reciclato?
Probabilmente aver chiuso una relazione non era una spinta forte abbastanza per farmi diventare l’impavida donna-da-una-botta-e-via. Forse, nel caso in cui avessi deciso di darla sul serio - quella botta - non sarebbe nemmeno stata lui la mia preda. Forse il mio vero tentativo non era quello di dar da mangiare ai miei ormoni, quanto ai miei sentimenti.
Più tardi, quella sera, dopo aver finalmente congedato mister-ho-tutte-le-carte-in-regola con un fintissimo “Ci sentiamo in questi giorni”, mi misi a riflettere sul cambiamento che finalmente stava avvenendo in me.
Probabilmente avrei dovuto ancora camminare molto, imbattermi in altri cento appuntamenti noiosi e senza alcuna prospettiva sessuale e sentimentale. Finalmente, però, qualcosa dentro di me si era mosso e, nel tramonto di quel giovedì, nel concedere una possibilità al ragazzo-palestrato-con-pedigree l’avevo concessa a me stessa. Mi ero costretta ad aprirmi al mondo esterno, vestirmi carina per qualcuno, scegliere con cura la biancheria intima, depilarmi e inaugurare il mio nuovo Dior Addict Riviera.
Ero andata a quell’appuntamento con la speranza tacita che potessi di nuovo interessarmi ad un altro e con la lusinga di chi, finalmente, sa di poter essere ancora appetibile per qualcuno.
Mi sentivo di nuovo viva, serena, padrona dei miei anni e, per la prima volta, sentivo dal profondo la spinta della volontà a voltare pagina, a ricominciare ad amarmi. 
Bastava veramente così poco per ricominciare a vivere?

Così una sera, dopo il lavoro, decisi di uscire con Mister ho-tutte-le-carte-in-regola. 

Procediamo per gradi: così come in tutte le cose, anche quando sei appena uscita da una relazione o, più semplicemente, quando sei single, il tuo stato psicofisico viaggia attraverso diverse fasi. 

Il progresso e il regresso purtroppo dipendono da un unico fattore: la volontà. La redenzione o la morte completa, infatti, scaturiscono da un processo di forzatura che ogni donna con un briciolo di amor proprio dovrebbe attuare sulla propria persona. In altre parole: bisognerebbe che ognuna di noi diventasse la stalker di se stessa costringendosi a contatti con l’esterno, vita sociale e, per qualcuna più spregiudicata e decisa a voltare pagina, ad una vita sessuale accettabile.

Esistono donne che pur di non assistere al decesso dei propri ormoni si cimentano in vere e proprie riesumazioni di morti viventi: un ex con una fidanzata a carico o con 5\6 kg di sovrappeso localizzati sull’addome, un compagno sfigato di liceo, un adolescente conosciuto ad una serata erasmus o un collega di lavoro divorziato. Chiunque respiri diventa appetibile, interessante e, per dirla con virilità, scopabile.

Avevo riflettuto a lungo sulla mia condizione psico-fisico-ormonale dopo la mia ennesima rottura con LUI e mi ero resa conto ancora una volta di quanto fossi anomala rispetto alle altre donne in preda a delusioni amorose. Non nutrivo interesse nel localizzare testosterone attivo nei dintorni e, quel che era peggio, mi rifiutavo di creare situazioni che potessero risollevare la mia condizione. Mi dichiaravo insoddisfatta della mia vita sessuale e sentimentale ma, allo stesso tempo, non muovevo nemmeno una falange per cambiare la situazione. Eppure senza che io me ne accorgessi, qualcosa accadde.

Così una sera, dopo il lavoro decisi di uscire con mister ho-tutte-le-carte-in-regola.

Erano mesi che declinavo i suoi inviti dandomi malata, moriente e all’estero per lavoro o lutti familiari. Era sempre stato molto gentile e, per un breve periodo, mi era sembrato anche molto attraente. Per me non era uno di quelli per cui non dormirci la notte ma, stando a quello che si era sempre detto di lui in giro, ero l’unica a trattare con approssimazione l’idea di un appuntamento che ci vedesse tèt-a-tèt. Probabilmente anche per farmi pasionaria di tutte le altre sfigate in amore, decisi di cedere.

La primavera aveva ormai guarito i miei ormoni in malattia terminale, la serenità aveva riempito del suo profumo le mie giornate e così mi ritrovai seduta su una panchina a concedere una possibilità a Mister-ho-tutte-le-carte-in-regola.

Lo ascoltavo mentre, con sterile spavalderia, parlava del suo lavoro, dei suoi viaggi e del suo hobby per la palestra. Mi raccontava che vivere da solo gli era servito per imparare a cucinare, che dall’ultima volta che mi aveva vista ero diventata ancora più bella, che ormai non ci sperava più in quell’appuntamento.

Davanti ai miei occhi, in meno di quaranta minuti, il ragazzo palestrato-perfetto-sulla-carta, era diventato la personificazione della noia discesa in quello che, prima di quel momento, era stato semplicemente un giovedì come un altro. La cosa peggiore non era tanto il fatto che il mio prurito nelle parti basse si fosse improvvisamente arrestato, quanto che tutto ciò che lui era, in fin dei conti, sarebbe stato perfetto per tutto il resto del mondo. Per tutto il resto del mondo meno che per me, ovvio.

Cercavo un modo per congedarlo, lamentavo stanchezza cronica e spossatezza dovuta al cambio di temperatura. Guardavo l’orologio e, mentre lui fingeva che nessuno sbadiglio stesse spalancando le mie fauci continuamente, io non potevo fare a meno di chiedermi: cosa diavolo speravo di ottenere da un appuntamento reciclato?

Probabilmente aver chiuso una relazione non era una spinta forte abbastanza per farmi diventare l’impavida donna-da-una-botta-e-via. Forse, nel caso in cui avessi deciso di darla sul serio - quella botta - non sarebbe nemmeno stata lui la mia preda. Forse il mio vero tentativo non era quello di dar da mangiare ai miei ormoni, quanto ai miei sentimenti.

Più tardi, quella sera, dopo aver finalmente congedato mister-ho-tutte-le-carte-in-regola con un fintissimo “Ci sentiamo in questi giorni”, mi misi a riflettere sul cambiamento che finalmente stava avvenendo in me.

Probabilmente avrei dovuto ancora camminare molto, imbattermi in altri cento appuntamenti noiosi e senza alcuna prospettiva sessuale e sentimentale. Finalmente, però, qualcosa dentro di me si era mosso e, nel tramonto di quel giovedì, nel concedere una possibilità al ragazzo-palestrato-con-pedigree l’avevo concessa a me stessa. Mi ero costretta ad aprirmi al mondo esterno, vestirmi carina per qualcuno, scegliere con cura la biancheria intima, depilarmi e inaugurare il mio nuovo Dior Addict Riviera.

Ero andata a quell’appuntamento con la speranza tacita che potessi di nuovo interessarmi ad un altro e con la lusinga di chi, finalmente, sa di poter essere ancora appetibile per qualcuno.

Mi sentivo di nuovo viva, serena, padrona dei miei anni e, per la prima volta, sentivo dal profondo la spinta della volontà a voltare pagina, a ricominciare ad amarmi. 

Bastava veramente così poco per ricominciare a vivere?