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m. for mirror

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Come se non fossero già abbastanza il freddo, il terremoto e la neve, a sopraggiungere nella mia settimana tutt’altro-che-anonima furono anche la sua scomparsa e la mia ira funesta. Come se il suo cellulare si fosse atrofizzato o come se lui avesse perso la memoria improvvisamente, dall’oggi al domani l’uomo di cui avrei scritto il nome su ogni centimetro cubo di neve scesa sul Milano, divenne l’uomo che avrei volentieri preso a schiaffi.
Quando due persone con mille tempeste di vicissitudini alle spalle decidono insieme di provare a riportare il sereno nella loro pseudo-relazione, facendo dei progetti a medio-lungo-immediato termine, come si fa a non perdere il controllo se uno dei due sparisce all’improvviso?
Naturalmente a sparire non fui io. Naturalmente sapevo che il suo mutismo sarebbe cessato di li a qualche giorno. Naturalmente però lasciai all’ira, a discapito del mio beneamato autocontrollo, il primato sulle mie azioni. In meno di ventiquattro ore cestinai la mia volontà a raggiungerlo in quel “dove” e in quel “quando” che, altrimenti, sarebbero stati lontano solo di pochi altri giorni.
Avevo permesso alla mia sindrome premestruale di contribuire alla mia vulnerabilità. La verità era che, nonostante le premesse, avevo ricominciato ad avanzare pretese senza curarmi del fatto che, con i miei atteggiamenti, di certo non elargivo attenzioni a profusione. 
Chi ero io per pretendere che lui alzasse il telefono quando io per prima sembravo aver lasciato il Blackberry e le dita in qualche montagna di neve?
Quando in una relazione, dopo una tormenta torna il sereno ed è di nuovo possibile guardare la strada da percorrere insieme, perchè si diventa intransigenti solo con l’altro e mai con se stessi? 
Di fronte al fatto di non ricevere telefonata alcuna nell’arco di qualche giorno, non mi era balenata nel cervello neanche per un attimo l’ipotesi che anche lui, ogni tanto, volesse sentirsi cercato. 
Un’ora dopo aver ricevuto il messaggio che attestava la sua ricomparsa, mi misi a riflettere sulle mie azioni e sul fastidiosissimo ruolo della “Donna Immobile” che mi ero abituata a recitare. Capii che per guardare avanti con maturità e, soprattutto, per avanzare pretese bisognava che mi smuovessi anche io.
Così, senza farlo partecipe del mea culpa che recitavo in segreto come un rosario, dimenticai la mia ira e mi lasciai innamorare ancora dalla sua tranquillità nonostante i miei silenzi e della sua maturità nonostante il mio infantilismo. 
Perchè, nonostante l’amore e i progetti, talvolta si perde di vista che il ricevere implica il dare?

Come se non fossero già abbastanza il freddo, il terremoto e la neve, a sopraggiungere nella mia settimana tutt’altro-che-anonima furono anche la sua scomparsa e la mia ira funesta. Come se il suo cellulare si fosse atrofizzato o come se lui avesse perso la memoria improvvisamente, dall’oggi al domani l’uomo di cui avrei scritto il nome su ogni centimetro cubo di neve scesa sul Milano, divenne l’uomo che avrei volentieri preso a schiaffi.

Quando due persone con mille tempeste di vicissitudini alle spalle decidono insieme di provare a riportare il sereno nella loro pseudo-relazione, facendo dei progetti a medio-lungo-immediato termine, come si fa a non perdere il controllo se uno dei due sparisce all’improvviso?

Naturalmente a sparire non fui io. Naturalmente sapevo che il suo mutismo sarebbe cessato di li a qualche giorno. Naturalmente però lasciai all’ira, a discapito del mio beneamato autocontrollo, il primato sulle mie azioni. In meno di ventiquattro ore cestinai la mia volontà a raggiungerlo in quel “dove” e in quel “quando” che, altrimenti, sarebbero stati lontano solo di pochi altri giorni.

Avevo permesso alla mia sindrome premestruale di contribuire alla mia vulnerabilità. La verità era che, nonostante le premesse, avevo ricominciato ad avanzare pretese senza curarmi del fatto che, con i miei atteggiamenti, di certo non elargivo attenzioni a profusione. 

Chi ero io per pretendere che lui alzasse il telefono quando io per prima sembravo aver lasciato il Blackberry e le dita in qualche montagna di neve?

Quando in una relazione, dopo una tormenta torna il sereno ed è di nuovo possibile guardare la strada da percorrere insieme, perchè si diventa intransigenti solo con l’altro e mai con se stessi? 

Di fronte al fatto di non ricevere telefonata alcuna nell’arco di qualche giorno, non mi era balenata nel cervello neanche per un attimo l’ipotesi che anche lui, ogni tanto, volesse sentirsi cercato. 

Un’ora dopo aver ricevuto il messaggio che attestava la sua ricomparsa, mi misi a riflettere sulle mie azioni e sul fastidiosissimo ruolo della “Donna Immobile” che mi ero abituata a recitare. Capii che per guardare avanti con maturità e, soprattutto, per avanzare pretese bisognava che mi smuovessi anche io.

Così, senza farlo partecipe del mea culpa che recitavo in segreto come un rosario, dimenticai la mia ira e mi lasciai innamorare ancora dalla sua tranquillità nonostante i miei silenzi e della sua maturità nonostante il mio infantilismo. 

Perchè, nonostante l’amore e i progetti, talvolta si perde di vista che il ricevere implica il dare?